Anche le società di gioco devono essere sostenuto dal Governo

gioco azzardo deve ricevere i sostegni dallo stato

Il Decreto Sostegni, sicuramente, non ha accontentato davvero nessuno: è stato un provvedimento tanto atteso e tante le parole che sono state spese per spiegarne lo svolgimento. Ma ancora una volta il settore dei giochi e dei migliori siti autorizzati di casino si è indiscutibilmente sentito tradito e discriminato in proporzione a qualsiasi altro settore: infatti, non è stato applicato un concetto equanime per questi Sostegni e la loro entità è risultata veramente esigua dopo i tanti mesi di stop forzato imposto “per cause di forza maggiore”. Ma oggi le pur belle spiegazioni profumano soltanto di presa in giro per tutto il mondo del gioco che ancora una volta si trova a portare avanti il discorso che rischia di diventare obsoleto ma che, purtroppo, è realistico e pericoloso: il gioco pubblico indiscutibilmente tutela la legalità sul territorio e rappresenta il prodotto di Stato. Cosa incontrovertibile che dovrebbe suscitare maggiore attenzione da parte delle istituzioni che sembra continuino a girare la testa dall’altra parte di fronte alle richieste piuttosto accorate del settore.

Anche di fronte al pericolo che tante imprese andranno a chiudere i battenti e licenziare i propri lavoratori. Cosa che creerebbe, quindi, problema su problema: e quello dell’occupazione è senza dubbio più che rilevante. Ma cosa si può aspettare davvero il gioco dal nuovo Governo? A prescindere dalla riapertura, che dipenderà innanzi tutto dalla curva epidemiologica e dalle valutazioni del CTS, la cosa che assume il primo posto nella classifica delle esigenze del settore sono i Sostegni che dovrebbero essere adeguati e non di importo irrisorio, tagli delle tasse e qualche agevolazione fiscale. Questo è il “podio” delle esigenze ludiche che sono state sostenute durante le manifestazioni organizzate durante tutto il mese di marzo e che hanno portato “il gioco rosa” a stazionare per lungo tempo di fronte a Montecitorio sperando di essere ascoltato, cosa che è accaduta a parole che non sono state seguite, poi, da “fatti veri e propri” anche se qualcosa si è mosso.

Purtroppo, però con interventi assolutamente non consoni ed equi in proporzione alle devastanti perdite che il gioco pubblico sta subendo in questo lunghissimo lockdown. E di questo ultimo atteggiamento tutta l’industria del gioco non è sicuramente soddisfatta perché continua ad “urlare il suo disagio” che non viene ascoltato nel modo giusto anche dalla nuova squadra di Governo. E non solo: infatti, oggi, nessun comparto è soddisfatto del decreto Sostegni ritenuto assolutamente insufficiente seppur si possa comprendere che le imprese in crisi arrivino ad un numero imponente ed anche Mario Draghi pur offrendo un’immagine di speranza e di salvezza ancora non si è troppo addentrato “nella moltiplicazione dei pani e dei pesci” e non riesce, quindi, a fare miracoli. Perché è di questo che la nostra economia avrebbe bisogno vista la situazione di tutti i settori indistintamente, situazione che avrebbe bisogno di una iniezione di sicurezza e di certezze: cose che onestamente non possono essere create dal nulla.

Nel frattempo, l’Associazione EMI REBUS che negli ultimi tempi si è molto esposta nelle manifestazioni di piazza, ed in qualche colloquio con le istituzioni, è riuscita a radunare tantissimi lavoratori dei diversi comparti del gioco e delle scommesse sportive che hanno dimostrato la loro unità di intenti. Unità e volontà di rappresentare un gioco sicuro per i propri giocatori qualora si decidesse l’apertura delle attività, facendo presente quanto può essere importante “se non addirittura essenziale” riaprire i punti di gioco legale per contrastare il continuo “allargamento” della presenza e della potenza del gioco illegale che sta spaziando da nord a sud del territorio mettendosi in concorrenza con il gioco pubblico. Ma più di “concorrenza” si può parlare senz’altro di “sostituzione” del gioco legale in quanto la sua chiusura ormai si trascina da mesi ed il nuovo popolo di giocatori si trova “quasi costretto” a cadere nella rete illegale alternativa. L’unica che si riesce a trovare ed a funzionare h/24 e non si può certo dire che sia cosa buona e giusta, ma è quella che il nuovo Governo consente e della quale qualcuno dovrà pure rendere conto.

I risultati di questa chiusura così prolungata, di questi Sostegni irrisori perché assolutamente non equi relativamente a quanto è andato perduto dal gioco pubblico in questi lunghissimi mesi di stop, porteranno a tante chiusure delle “Riserve di Stato” inevitabilmente. Il gioco legale è arrivato anche alla conclusione che sarebbe addirittura meglio non aprire le attività ludiche se non arriveranno quei Sostegni assolutamente indispensabili per farle proseguire nel relativo cammino commerciale che oggi è minacciato dall’assoluta noncuranza delle sue esigenze e dalla sottovalutazione dell’attuale realistica situazione del mondo del gioco d’azzardo. Gioco che, invece, ha una necessità assoluta di certezze, aiuti concreti da parte della politica con un intervento sulla tassazione che andrebbe rivista, con qualche seppur minima agevolazione fiscale considerando che andando verso la stagione estiva non si incontra di consueto il periodo migliore per la raccolta del gioco.

Senza tali interventi indispensabili ad un operatore del gioco, non appare possibile programmare e pianificare la riapertura delle attività come neppure ripianare, in un futuro vicino, il buco economico che è stato causato da questa indiscriminata chiusura che ancora persiste. La cosa più degradante per l’intera industria del gioco è quella di assistere sempre e comunque ad una forma di discriminazione senza fine: dalle istituzioni, dagli Istituti di Credito, dagli Enti Locali e dalle Regioni. Come se gli imprenditori del settore dovessero vergognarsi di operare nel mondo del gioco d’azzardo e di appartenere di conseguenza ad un comparto di Serie B, così come i suoi lavoratori anch’essi esposti a discriminazioni in quanto le Banche non consentono loro né mutui né finanziamenti perché prestano il loro lavoro a società che si occupano di gioco d’azzardo. Se non è discriminazione questa di cosa si sta parlando? Forse è arrivato il tempo di riqualificare questo benedetto settore ludico, le sue imprese ed i suoi operatori prima che sia troppo tardi!

Pubblicato il: 17 Aprile 2021 alle 10:00

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