Anche dal gioco d’azzardo passa la rinascita economica

rinascita economica passa dal gioco azzardo

Una delle poche cose che recentemente ha insegnato l’emergenza sanitaria è di guardare all’oggi, perché “di doman non v’è certezza” (come declamava Lorenzo il Magnifico nel 1490): ma l’essere umano ha notoriamente necessità di vedere e guardare ad un futuro per avere dei progetti sui quali riflettere e dei sogni da raggiungere. Tutti, cittadini ed imprese, stanno aspettando che questo benedetto 2020 si chiuda e si porti con sé la disperazione ed il disagio che ci ha fatto conoscere senza tanti riguardi e che con il 2021 si possa riiniziare a vedere la lucina in fondo al tunnel e che il vaccino possa riuscire a farci riacquistare la quotidianità che è stata messa sottosopra dalla pandemìa ed anche dalla conseguente emergenza economica che ci sta stringendo… facendoci anche male! Quindi le menti, comprese quelle del Governo ed anche senza particolari task force, sono sotto sforzo per progettare la rinascita dell’economia nazionale sfruttando tutti gli aiuti possibili ed immaginabili che si potrebbero recuperare e che, venendo dall’Europa, possono simboleggiare per i suoi Stati Membri veramente un nuovo futuro, più forte, unito e responsabile.

Per ripartire si ha la necessità di ricorrere a tutta l’industria del gioco, casino migliori online compresi, quindi anche del mondo dei giochi che non era secondo a nessuno quando si trattava di riversare le sue risorse nelle casse erariali che hanno sempre avuto “sete delle sue risorse”: però, non bisogna dimenticare che il gioco d’azzardo è una questione non certo semplicistica. Il “nostro gioco, comunque, ha un obbiettivo quello di garantire la legalità, la trasparenza, la tutela del settore e dei suoi frequentatori allontanandolo dalla criminalità organizzata e dall’illegalità che sino ad una quindicina di anni fa ne tirava i fili. Oltre a questo obbiettivo primario, si può accedere a vederne i risvolti economici utili per lo Stato e considerare che il settore dei giochi, una volta che finalmente verrà alla luce il riordino nazionale di tutto il suo settore e si svilupperà in modo equilibrato la distribuzione sul territorio, potrà continuare a garantire a più di 120mila persone un’occupazione, con un introito di circa 8 miliardi di euro netti all’anno per le casse erariali.

Già questi due “semplici” dati dovrebbero significare tanto per l’attuale Esecutivo Giallo-Rosso che forse ha anche pensato di “spazzare via il gioco d’azzardo da tutto il territorio nazionale perché immorale”, ricredendosi e facendo poi qualche passo indietro non per convinzione, ma per paura del parere dell’opinione pubblica e di perdere consensi elettorali poiché la “chiusura del gioco” comporterebbe inevitabilmente un problema enorme per l’occupazione. Di certo il gioco d’azzardo, come altri settori, comporta il prendere in esame le conseguenze problematiche che può provocare: però, lo Stato considerando che il gioco pubblico è una “sua Riserva di Stato” ha tutta la possibilità di mettere in campo misure e strategie di contrasto al disturbo da gioco d’azzardo, così come ha fatto per il fumo, per l’alcol. E come si potrebbe fare con più attenzione dopo la legalizzazione delle droghe leggere.

Non si dimentichi che lo Stato nel riordino nazionale, che risulta oggi imprescindibile se si vuole attingere ai risultati di questo settore così difficile per avere un supporto nella rinascita dell’economia, potrebbe definire in modo più equo ed omogeneo i luoghi di gioco, diminuendone anche la presenza sul territorio e di comune accordo con gli Enti Locali che conoscono bene le diverse comunità con le relative esigenze. Anzi, gli sforzi che dovrebbero essere messi in preventivo per il prossimo anno, e che potrebbero davvero simboleggiare un nuovo rapporto tra settore ludico ed istituzioni, si dovrebbero concretizzare con campagne di informazione e di consapevolezza per far conoscere il gioco in tutte le sue sfaccettature, sopratutto ai giovani che sono le persone che più di altre vengono coinvolte con i giochi da mobile, considerando che gli strumenti tecnologici che sono in possesso dei ragazzi sono spesso collegati in rete per svariati motivi, compreso lo studio, od almeno si spera!

É un programma che già si doveva mettere in campo da un po’ se non che il Governo centrale ultimamente si è spesso rifiutato di affrontare richieste e spiegazioni da parte delle associazioni che tutelano le imprese di giocoe di scommesse ed ha “girato la testa dall’altra parte” davanti al disagio di tutta la categoria ludica. Ma con i progetti per la rinascita economica del nuovo Sistema Italia si ha la netta sensazione che non si possa continuare a gestire in questo modo un settore che indiscutibilmente potrebbe essere portatore di un apporto economico sostanzioso e non si comprende la motivazione per la quale lo Stato centrale dovrebbe farne a meno. Forse per i perbenisti o per i benpensanti? Oppure per i falsi moralisti che magari giocano pure quando non sono osservati? Il parere di chi scrive in ogni caso, ammesso che interessi chi ancora ci legge, è che se ai tempi si è deciso di “legalizzare” il settore creando il gioco pubblico, si sono creati quindi i concessionari che rappresentano l’offerta dello stesso gioco pubblico, perché oggi ci si dovrebbe “rimangiare” tutto questo, riconsegnando il settore alla criminalità?

Si dovrebbe, invece, trarne forza economica rendendolo sostenibile per mettere anche a tacere quella parte ipocrita dell’opinione pubblica che da un po’ di tempo si scaglia contro il gioco d’azzardo ed il bingo online, dimenticandosi forse di quante vittime procurano alcol e droghe: basterebbe leggere le cronache sui quotidiani per vedere quanti giovani si mettono alla guida ubriachi oppure sotto effetto di droghe. Questo, però, non è diventato il “cavallo di battaglia” di alcun politico, mentre il gioco viene strumentalizzato spesso senza rispettare le sue imprese ed i suoi lavoratori: come se si trattasse di un settore gestito non da concessionari di Stato che vengono sottoposti a controlli personali e finanziari molto rigorosi, ma da delinquenti. É un discorso che non “dovrebbe più passare” all’opinione pubblica: il gioco legale dovrebbe essere difeso prima di tutto dall’Esecutivo poiché avere questo settore ancora presente sul territorio dovrebbe significare grande rafforzo sulla fiducia della legalità e sul contrasto dell’illegalità e da tutto quello che vi gira attorno.

Pubblicato il: 11 Gennaio 2021 alle 10:00

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