Quando si parla di Gioco tutto diventa più complicato

gioco tempi lunghi

Chissà perché quando si parla di mondo del gioco d’azzardo e di casino online diventa tutto più complicato: le lungaggini per le decisioni si “perdono” in mesi e mesi e le richieste che vengono effettuate vagano per tempi assurdamente lunghi prima di venire considerate. Non si vorrebbe certamente essere tacciati di mania di persecuzione, ma certamente mentre nel settore telefonico l’Agcom ha preso in considerazione una problematica risolvendola quasi nell’immediato, l’Antitrust ha tempi lunghi, anzi lunghissimi e per vedere affrontato e risolto un quesito bisogna certamente avere la “pazienza di Giobbe”. Ed a volte gli interessati non hanno “tutto questo tempo”!

Eccoci qui, in queste righe, a voler riferire di un intervento dell’Agcom, Autorità Garante delle Comunicazioni, nel settore della telefonia entrato a disciplinare le regole di trasparenza in favore dei consumatori introducendo ulteriori tutele con nuove linee guida varate appositamente per proteggere ulteriormente gli utenti. Quindi, nei casi in cui un operatore cambi unilateralmente le condizioni contrattuali, il cliente avrà diritto di recedere senza pagare alcunché.

Certamente, questa notizia non può essere sfuggita ai gestori delle apparecchiature da intrattenimento che da troppo tempo chiedono l’introduzione di analoghi criteri e sistemi anche nel settore ludico, particolarmente nei rapporti tra titolari delle macchine da gioco e concessionari. Ma queste domande, proposte nel tempo, sono rimaste senza risposta. Eppure, leggendo le parole dell’Agcom, sembrerebbe naturale l’intervento dell’Authority in questi campi: “L’attività di vigilanza ha fatto emergere profili critici legati alla prassi degli operatori di imputare agli utenti costi di recesso non commisurati al valore del contratto ed alle reali spese sostenute per la disattivazione della linea e per il trasferimento ad altro operatore”.

É proprio ciò che succede nel gioco ed è proprio quell’intervento che viene invocato da tempo dai gestori di apparecchi anche se, nel caso dei giochi, è un altro garante che si dovrebbe interessare e non quello delle Comunicazioni: infatti, è esattamente per questo che le associazioni che rappresentano i gestori degli apparecchi di gioco hanno deciso di rivolgersi direttamente all’Antitrust per rivendicare quello che ritengono un proprio diritto ed a quel punto si vedrà chi avrà ragione anche nel settore ludico.

Nel frattempo, però, la stessa Agcom viene chiamata ad esprimersi nei confronti del gioco pubblico, ed ancora una volta nei confronti del Decreto Dignità con il divieto totale di pubblicità disposto dallo stesso provvedimento: dall’esame del medesimo, è emersa una serie ingarbugliata di dubbi interpretativi che solo l’Autorità potrà “dipanare”. Peccato che, come detto all’inizio del presente articolo, ancora una volta ci si troverà di fronte a tempi molto più lunghi del previsto e questo, ancora una volta, perché forse si tratta del mondo del gioco, considerato che in altri settori le decisioni vengono magari prese diversamente in quanto a tempistica.

E qui si ripresenta, ancora una volta, forse la “mania di persecuzione” che pervade il settore ludico, frutto senza dubbio della sempre più crescente frustrazione dovuta ad una insostenibile situazione nella quale stanno vivendo gli operatori del gioco pubblico che non vorrebbero mai rassegnarsi ad essere considerati “cittadini di serie B”: categoria nella quale ritengono di trovarsi indebitamente poiché sono tutti lavoratori che, alla pari degli altri, svolgono lavori onesti, producendo (e forse molto più di altri) ricchezza ed occupazione, nonostante il loro cammino sia alquanto impervio e nonostante le istituzioni facciano di tutto per renderlo ancora più difficoltoso.

Questa situazione quasi di “angoscia” che rende insopportabile la vita commerciale degli addetti al settore ludico, è sostenuta dal fatto che le istituzioni considerano l’industria del gioco scomoda. Risulta evidente dal trattamento che le varie amministrazioni locali (e le regioni) riversano nei confronti delle sue attività, atteggiamento che ha portato all’interminabile “Questione Territoriale” basata nel modo più assoluto su di un pregiudizio di fondo nei confronti del gioco. Questo sta portando alla deriva non solo l’intero settore, ma anche le stesse comunità locali che applicano i vari “distanziometri”, mettendo in un angolo l’offerta del prodotto di gioco lecito facendo “spazio” a quello illecito.

Il tutto comporta notevoli disagi sia in termini di sicurezza per i vari territori, sia negatività nei confronti della lotta al gioco problematico e va a provocare anche una sorta di rinnovo di una economia sommersa tanto combattuta, sino ad oggi, attraverso quella creazione dell’offerta pubblica, e quindi legale, portata avanti dagli operatori del gioco, dalle aziende lecite e dagli addetti ai lavori che per anni hanno sostenuto lo Stato in questa battaglia all’illegalità. E, nonostante tutto questo, il gioco non viene ascoltato: e quando per puro caso lo è, le decisioni che richiede sono lunghissime e mettono a rischio l’esistenza e la “prosecuzione in vita” di tante piccole e medie imprese.

Ed in questo scenario così “fumoso” ci si mettono appunto i “tempi lunghi” dell’Authority, quasi a prendersi gioco di queste aziende e dei suoi lavoratori, mentre per quanto riguarda la telefonia vengono prontamente messe in campo le nuove “Linee Guida sulle modalità di dismissione e trasferimento dell’utenza nei contratti per adesione” che tengono rigorosamente conto della Legge sulla Concorrenza. E per il gioco? Bisognerà solo aspettare che qualcosa succeda, nei propri tempi e modi: chi potrà aspettare lo farà.

D’altra parte la pazienza è un “sentimento” molto presente nel mondo dei giochi: bisogna solo continuare ad applicarla e sperare che qualcuno si renda conto della presenza anche di queste imprese o qualcosa succeda per mettere finalmente un punto fermo dal quale il settore ludico possa ripartire con le sue nuove “Linee Guida” che lo facciano rispettare come il medesimo ha rispettato sempre i suoi frequentatori, le istituzioni di riferimento ed il Governo centrale. Nessuno può sicuramente dire il contrario.

Pubblicato il: 23 Nov 2018 alle 12:22

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