La Cassazione ed una sentenza sul gioco d’azzardo

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Abbiamo dichiarato più e più volte in altre occasioni ed in altri articoli, che le interpretazioni delle norme e delle Leggi sul gioco appaiono a volte “personali” e “personalizzate”: quindi, risulta difficile una univoca idea di come si possono intendere le normative in essere che lasciano molto spesso “buchi neri” nei quali si può finire seppure con la migliore delle intenzioni ma con “traduzioni delle varie norme” assolutamente ed obbiettivamente esclusive e personali. Quindi, non ci può sembrare strano quando per la Cassazione risulti non dimostrato l’esercizio del gioco d’azzardo qualora esista, in un esercizio, la possibilità di giocare d’azzardo sui PC. E non ci sembra poco questa affermazione: per questo si vuole curiosare per vedere come è stata argomentata.

La motivazione della decisione dei Giudici della Corte testualmente dice: “In assenza di altri elementi, il danaro sequestrato non può ritenersi provento dell’esercizio del gioco d’azzardo, e che la possibilità di ottenere sui personal computer giochi d’azzardo, in assenza della cronologia e di altri dati od elementi di fatto, non è dimostrativa dell’esercizio di tale gioco”. Questa espressione di pensiero fa parte di altre motivazioni per cui la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza della Corte di Appello di Palermo che aveva condannato a sei mesi e ad un’ammenda di 800 euro il gestore di una sala giochi  e di un casino online ritenuto responsabile del reato di esercizio di gioco d’azzardo. Per fare un poco di storia di questa “faccenda” si può “narrare” che, secondo le indagini effettuate, dal PC dell’imputato dopo aver inserito una banconota nel lettore ottico, si poteva avviare l’accensione delle quattro postazioni riservate ai clienti e sui monitor di queste postazioni apparivano giochi d’azzardo.

Insieme a questa “manovra”, si poteva percepire anche un atteggiamento assolutamente sospetto tenuto dall’imputato in occasione dell’accesso della Polizia Giudiziaria nella stessa sala: al sequestro della somma di 175 euro ed agli esiti degli accertamenti che erano stati eseguiti, risultava che i computer presenti nell’esercizio non erano collegati in via telematica ai Monopoli di Stato e che la conclusione di ogni sessione di gioco comportava la rimozione automatica della navigazione in rete in modo che nulla di fatto risultasse effettuato su quel mezzo tecnologico. Tutte queste sensazioni “provate”, facevano ritenere dimostrabile che presso il circolo venisse esercitato gioco d’azzardo, coinvolgendo la responsabilità del titolare in ordine al reato di gioco d’azzardo che gli era stato contestato.

Ma questi sono i fatti: però, per i Giudici della Corte di Cassazione partendo dalla cancellazione automatica della cronologia della navigazione in rete predisposta ad evitare la ricostruzione dei siti visitati oppure più in generale a segnalare l’utilizzo del PC, non si può arrivare alla conclusione che la stessa cancellazione fosse uno strumento destinato all’occultamento degli “indizi di attività illecite”, potendosi trarne elementi di solo sospetto, ma non certamente la prova dello svolgimento del gioco d’azzardo. Anche gli altri elementi tenuti in considerazione dalla Corte di Appello, al fine di formalizzare la responsabilità dell’imputato, appaiono illogici: gli indizi considerati sono senza dubbio dati certi, ma non sono anche gravi e cioè non sono in grado di provare che il danaro sequestrato si possa ritenere il provento dell’esercizio del gioco d’azzardo e, in assenza della cronologia di elementi di fatto che possa far correlare la possibilità di ottenere dai PC giochi d’azzardo, non si può e non si riesce a dimostrare l’esercizio del gioco d’azzardo stesso.

D’altra parte non si può ”ricavare” dagli elementi raccolti, che si possono ritenere indiziari, tra cui la disponibilità del danaro (sequestrato) e la condotta (sospetta) dell’imputato, la certezza assoluta che lo stesso sia coinvolto nel gioco d’azzardo. Secondo la Corte, i Giudici di merito non hanno completamente valutato gli elementi indiziari, nel loro complesso e, sopratutto, hanno mancato nel considerarne eventuali letture alternative: questo può provocare la conseguente sussistenza del “vizio di motivazione”, considerato che il percorso portato ad argomentazione del rilievo del reato risulta incompleto nella sua valutazione e viziato da illogicità. Questo determina, secondo la Corte di Cassazione, la necessità di un nuovo esame sul punto.

Con tale sentenza, come detto nelle prime righe di questo articolo, si apriranno discussioni e riflessioni che ci riportano appunto alle “varie interpretazioni” che delle norme in essere al momento esistono. Nel settore del gioco, come mai in alcun altro settore regolato dalla nostra Legge, esistono doppie interpretazioni possibili e questo, sino ad oggi, ha portato a ricorsi su contro-ricorsi, ad oneri ingenti messi in campo per “far statuire dai Giudici” da che parte sta la ragione… Si potrebbe obbiettare che sempre ci si rivolge ai Giudici quando c’è qualche dubbio sul “torto o sulla ragione” di un determinato avvenimento. Ma nel mondo del gioco questo è sempre più ricorrente e riveste sempre più spesso la possibilità di difficili “applicazioni”, lasciando ciò che riguarda la normativa ludica “galleggiare in una sorte di limbo” che non riesce ad essere preciso, circoscritto e trasparente.

A volte è accaduto, anche recentemente, che quanto si parla di “questione territoriale” per esempio, oppure di effetto espulsivo delle Leggi sul Gioco, oppure di distanziometri o di luoghi sensibili si ottengano sentenze “diverse” che hanno però lo stesso “oggetto del contendere” e questo può lasciare alquanto basiti chi deve o vuole rivolgersi alle Autorità per vedere acclarato (o meno) un proprio diritto. Ma ormai nel settore ludico si è abituati a questo ed altro anche se la speranza (che è sempre l’ultima a morire, almeno così dicono) è quella che il nuovo Governo Giallo-Verde mantenga la promessa di una nuova regolamentazione dei giochi entro il prossimo semestre: ci si aspetta “qualcosa di speciale” e che metta fine finalmente alle tante diatribe ed interpretazioni, dubbi ed incertezze che serpeggiano tra le attività di gioco e tra i relativi addetti ai lavori.

Pubblicato il: 10 settembre 2018 alle 12:39

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