Chiusura del Casino di Campione: Ma veramente?

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In altro articolo, si è parlato con rimpianto della situazione che si è venuta a creare attorno al Casinò di Campione d’Italia, Casa da Gioco di rinomata eleganza che, insieme alla città che la ospita, è sempre stata conosciuta come luogo di incontro di un certo livello. Onestamente, negli ultimi anni, tutte le Case da Gioco tricolore hanno subito una notevole flessione sotto tutti i punti di vista, anche se i relativi marketing si sono adoperati senza sosta per inventare qualsivoglia strategia per “restare al passo con i tempi”, cercando di “modernizzare” le strutture per accogliere anche una clientela più giovane diversa da quella cui erano stati abituati da decenni. Ormai nei Casinò sono state introdotte anche le apparecchiature da intrattenimento “giovani” che si sono inserite piano piano accanto ai consueti e tradizionali tavoli verdi che tanto fascino avevano suscitato nel corso degli anni.

Ma, oggi, bisogna fronteggiare un mercato diverso, una clientela assolutamente più giovane ed indubbiamente variegata: non sempre le Case da Gioco sono riuscite bene in questo intento ed, a volte, ci si trova a dover “raccontare” di situazioni che mai si sarebbe potuto immaginare accadessero. Ecco che ci si riferisce alla situazione del Casino di Campione d’Italia che sta vivendo una sorta di incubo sia per la stessa struttura, e quindi per i suoi dipendenti, sia per la città che lo ospita. Tutto viene travolto da una situazione “sgradevole” alla quale il Primo Cittadino sta cercando di dare soluzione, anche se le problematiche, ovunque si guardi, sono molteplici e sopratutto non sono di soluzione agevole (per usare un eufemismo).

Innanzitutto, però, bisogna pensare ai dipendenti che sono tanti, e che vorrebbero continuare ad esserlo, e non essere invece a rischio come pare possa accadere. Lo scenario di Campione d’Italia che si rappresenta alla politica, a cui viene rivolto un accorato appello, è devastante perché consiste in 500 dipendenti ormai rimasti senza lavoro dopo la chiusura del Casinò in seguito al respingimento del piano di recupero che i Giudici hanno bocciato. Conseguenza: un corteo di dipendenti che si è presentato con tanti striscioni sotto la sede della Casa da Gioco, mentre il Sindaco aspettava un decreto per “tamponare la situazione”, ma che intanto incassa la richiesta di dimissioni di ben quattro consiglieri nonché un “silenzio assordante e totale” del Governo centrale, che si pensava potesse intervenire.

Purtroppo, anche in questo caso, come è già successo con gli operatori delle apparecchiature da intrattenimento, le sollecitazioni sottoposte al Ministro del Lavoro Luigi Di Maio sono rimaste inascoltate: lo stesso non pare preoccuparsi del destino di quei 500 lavoratori che saranno difficilmente ricollocabili sul normale mercato dell’impiego, viste le loro specifiche competenze in ambito della Casa da Gioco. Chissà, poi, se il vero responsabile di questa debacle del Casinò di Campione potrebbe essere il Decreto Dignità che, vietando la pubblicità ai giochi potrebbe aver aggravato la situazione, e dato l’ennesimo finale colpo di grazia, alla struttura campionese, indebitata a livello record.

Gli scenari che si appalesano anche all’opinione pubblica sono di una difficilissima riapertura in tempi brevi ed i giorni man mano che passano, purtroppo, sembrano confermare questa previsione anche se era circolata una “speranziella” che però non si è concretizzata, almeno per il momento. Infatti, alcune fonti lasciavano intravedere che il Comune avrebbe individuato alcuni professionisti, docenti universitari ed esperti in diritto fallimentare ed amministrativo per accertare la correttezza, sul piano giuridico, della sentenza dichiarativa del fallimento della società di gestione del Casinò, nonché la possibilità di poter celermente arrivare ad una riapertura della Casa da Gioco.

Era filtrato a quel punto, un “cauto ottimismo” come dicono coloro che conoscono bene gli anfratti di questi corridoi della giurisprudenza: quindi, una speranza concreta per tutti i lavoratori del Casinò e, di riflesso, per quelli del Comune, ma bisognerà ancora attendere per vedere uno spiraglio di luce. Per fare un poco di storia di questa “brutta faccenda” bisogna tornare alla sentenza del 27 luglio scorso dove il Tribunale di Como dichiarava (purtroppo) il fallimento per insolvenza della società di gestione del Casinò di Campione d’Italia che faceva intravedere due scenari: i curatori fallimentari ed il Tribunale potrebbero decidere o per l’esercizio provvisorio, oppure per la chiusura vera e propria dell’attività con una decisione in tempi brevi, visto che la Casa da Gioco non può ovviamente rimanere chiusa per lungo tempo, poiché si teme per i dipendenti e non solo.

L’adunanza dei creditori è stata fissata per il lontano 28 gennaio 2019 in prima udienza, mentre i curatori dovranno provvedere all’inventario dei beni mobile della Casa da Gioco: ma potrà restare chiusa ancora a lungo questa struttura? Ogni giorno che passa è un’ulteriore perdita generale: ma allora perché il Governo del Cambiamento almeno non fa sentire la sua voce? I dipendenti del Casinò non potranno certamente aspettare i ventilati sei mesi di tempo in cui potrebbe essere “pronto il piano di riordino dei giochi, ivi comprese le Case da Gioco” e nemmeno la data del 28 gennaio 2019 che pare, ugualmente, parecchio “in là”, o no?

D’altra parte, non si può scordare che esistono 500 persone che sono senza stipendio e senza lavoro: ed in Comune lavorano oltre 100 dipendenti a fronte di un organico previsto di venti circa. Quindi, anche lì esiste un esubero importante, con lo spettro della mobilità per almeno 80 dipendenti: i dipendenti del Casinò, va detto, si sono autoridotti da tempo lo stipendio e quelli comunali non lo percepiscono da oltre otto mesi. Nella situazione della Casa da Gioco campionese esistono forse delle responsabilità “storiche”? Certamente sì, sopratutto per quanto riguarda la gestione del Casinò, eccezion fatta per il tentativo messo in campo nell’ultimo anno da un ottimo manager che, però, ha dovuto affrontare ostacoli insormontabili sul suo cammino. Urge una soluzione politica, ed anche veloce: la vita ed il sostentamento di troppe persone dipendono da questo.

Pubblicato il: 29 agosto 2018 alle 12:58

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