C’è necessita di una legge Nazionale sul gioco d’azzardo

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Mai come in questo periodo si è sentito parlare di gioco pubblico e casino online italiani, anche se in realtà questo argomento sembra essere una sorta di “cavallo di battaglia” montato da tutti coloro che della politica fanno mestiere e che usano a loro “piacere” per far arrovellare la mente dell’opinione pubblica e magari “portarla” verso i loro schieramenti: certamente, non è un bel modo di fare politica, ma siamo in Italia, questo è e con questo bisogna forzatamente confrontarsi. Quindi, ecco perché ci si trova ancora una volta a parlare di Leggi Regionali sul Gioco e della necessità di addivenire alla formulazione di una Legge Quadro nazionale che imposti delle regole trasparenti ed equanimi rispettando, doverosamente, gli interessi e le esigenze di tutti i protagonisti.

Finora si può dire che le esigenze degli attori principali del mondo del gioco pubblico, imprese di gioco, operatori ed addetti ai lavori, non sono stati certamente rispettati: si è solo mirato a restringere ad oltranza il loro raggio di azione commerciale nonostante la presenza di concessioni statali che ne permetterebbero lo svilupparsi economico di un certo rilievo, ed a tassare tutte le attività ludiche in modo veramente “scriteriato” (tra un po’ si arriva quasi alla percentuale del 70%) mettendolo purtroppo in condizione o di chiudere e di licenziare i propri dipendenti che da tanti anni in queste imprese esplicano il loro lavoro con professionalità e caparbietà. Senza dimenticare che nel periodo storico in cui si sta vivendo esiste, e si sfida a dire il contrario, la chimera-lavoro nonostante la presenza di un Governo del Cambiamento che ha promesso posti di lavoro e quant’altro, ma per il momento senza risultato alcuno (viste le premesse).

É sin troppo evidente che a questo punto bisogna pure fermarsi e fare un punto (fermo) sulla situazione e sugli effetti che le beneamate Leggi Regionali stanno creando sui territori e varare con velocità (tipo il tempismo del Decreto Dignità) una normativa nazionale che metta il settore del gioco pubblico in condizione di muoversi con una certa coerenza ed anche con introiti sufficienti per “restare vivo”. Oppure che si decida (la normativa nazionale) di cancellarlo per sempre dall’italico territorio: nell’incertezza e nella poca trasparenza il gioco pubblico non può continuare a vivere. La prima cosa che balza agli occhi di chi valuta le Leggi Regionali sul Gioco è il grave problema della retroattività delle stesse nei confronti delle imprese e dei rispettivi lavoratori.

Imprese che vengono obbligate dalle stesse norme a spostarsi fisicamente in luoghi lontani da quelli “sensibili” che le stesse regole impongono. E non basta: tutta questa normativa regionale sul gioco crea notevole difficoltà anche rispetto ai nuovi insediamenti aziendali, poiché di fatto proibiscono il gioco legale, non servono a combattere il disturbo da gioco d’azzardo e fanno invece esplodere l’occasione per l’illegalità di espandere il proprio mercato, riducendo sensibilmente i posti di lavoro. Inevitabilmente, questa situazione non “può che piacere assai poco” ai sindacati ed alle associazioni di categoria e ci si trova, di conseguenza, a discutere in merito alla proroga di alcune leggi regionali sul gioco: e questa volta non sono solo gli operatori che si fermano a riflettere.

Ora, come detto, le sigle sindacali stanno prendendo posizione particolarmente coinvolgendo tutte le regioni dell’italica Penisola dal nord al sud perché il gioco pubblico deve essere riconsiderato a livello nazionale. Le sigle sindacali, infatti, “vogliono fortemente” preservare i posti di lavoro e fermare quella sorta di “emorragia” che si è instaurata con queste normative regionali (e comunali) che hanno messo in condizione alcune imprese di chiudere i battenti. La proroga della scadenza delle autorizzazioni potrebbe essere una soluzione, ma ci dovranno essere nuove norme che possano conciliare la lotta alla dipendenza da gioco con la possibilità per le imprese e per i dipendenti di continuare nel proprio percorso commerciale.

Per sostenere queste posizioni le sigle sindacali vorrebbero richiedere un tavolo di crisi sul mondo del gioco legale e sui suoi bonus, affrontando questo problema con il vice premier Luigi Di Maio, cosa che è stata in ogni caso sollecitata dalla Fisascat Cisl, Filcams Cgil e Ulltucs sottoponendolo allo stesso Ministro dello Sviluppo Economico con lo scopo appunto di analizzare gli effetti dei provvedimenti messi in campo nei confronti del settore, cercando di individuare soluzioni per la salvaguardia occupazionale e per la tutela dei lavoratori stimati in circa 150mila addetti diretti oltre ai 50mila relativi all’indotto.

Ciò che desiderano i protagonisti del settore ludico ed i suoi rappresentanti sindacali è rendere compatibili le occasioni di gioco con la sostenibilità sociale, combattere l’illegalità e le attività illecite che sono quasi sempre controllate dalla criminalità organizzata, guardando con preoccupazione anche al gioco online difficilmente gestibile visto “l’immenso orizzonte che lo stesso ricopre”. Si è riflettuto anche sull’assenza di un intervento da parte della Conferenza Unificata utile a rendere equanime il quadro normativo di Regioni ed Enti locali che indubbiamente stanno procurando solo effetti negativi sull’occupazione nella filiera del gioco legale in assenza di un qualsiasi confronto diretto tra lo stesso gioco pubblico e le istituzioni.

A questo punto, però, sorge spontanea la domanda che è quasi divenuta ricorrente dopo l’emissione del Decreto Dignità: ma l’Esecutivo “vuole” ancora l’esistenza del gioco pubblico e delle imprese che di gioco vivono? Oppure vuole veramente cancellarlo dall’italico territorio, facendo solo marcia indietro quando necessita attingere “al suo pozzo” per far quadrare i bilanci dello Stato? E come sarà a questo punto la riforma del mondo del gioco pubblico annunciata dal vice premier penta-stellato? Esisteranno solo le “varie Lotterie” di stampo prettamente statale non soggette al divieto di pubblicità imposto dal Decreto Dignità? Chi riuscirà a sopravvivere, vedrà…

Pubblicato il: 6 novembre 2018 alle 12:48

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